Ricostruzione.
Di Aldo Moro.
Dopo la retorica e le falsificazioni del fascismo, Moro cerca di precisare in che modo vada inteso il concetto di patria nella nuova democrazia: non come un allettamento retorico ma come un impulso a esprimere in ogni momento della vita pubblica gli ideali di solidarietà e di giustizia sociale. L’articolo è pubblicato in «La Rassegna», II, 1944, n. 33, 15 agosto, p. 2.
Buona lettura.
Si parla molto di ricostruzione oggi, ma le idee del popolo italiano su questo punto non sono abbastanza chiare. Noi siamo stati abituati per 20 anni a guardare ogni attività della nostra vita sotto il profilo della politica e poiché, al popolo italiano è stato dato di quest’ultima un falso concetto, ogni attività della vita quotidiana è diventata solenne come una cerimonia ufficiale ed ha perso, nel vuoto decoro esteriore, ogni senso umano. Per 20 anni abbiamo parlato di un servizio sociale che ogni uomo deve rendere, di una responsabilità patriottica da assolvere ed ogni momento della nostra vita ci è apparso come donato alla collettività, contributo alla sua vita, espressione, in una parola, di patriottismo.
C’è dunque un problema preliminare da risolvere e cioè che cosa debba intendersi per Patria, per collettività, per politica.
Ora noi siamo uomini e capaci perciò di capire ed amare veramente, con tutto lo slancio del nostro io, solo le cose che parlano al nostro cuore e destano la nostra umana sensibilità. Le cose non cambiano, se gli uomini, invece che isolati, sono considerati insieme. La vita sociale, se condotta secondo la sua verità (che è condizione perché possa apparire come di interesse per noi) non nega, ma moltiplica l’uomo. Noi parliamo allora senza timore di collettività, intendendola come un complesso di esperienze umane eguali alla nostra, un ritrovamento del nostro io negli altri, del nostro io che tanto più si possiede quanto più vada ripetuta, e sempre in modo originale, la sua umana appassionante vicenda in altri uomini. Così la Patria è totalità di esperienze umane e riflette nella sua grandezza e complessità quello che è il contenuto di ogni vita individuale. Proporci di amarla e di dare tutto per essa, non può voler dire altro che invitarci ad amare le cose che amiamo perché umane, non soltanto guardando a noi ma a tutti gli uomini che ci accompagnano passando dal nostro piccolo angolo al mondo che è grande se noi siamo grandi, ed è ricco di vita se è pieno della nostra vita e fa vibrare la nostra umanità. Solo a questo titolo l’amor di Patria si pone tra i più sacri sentimenti dell’uomo e ci sollecita con la sua esigenza, rendendoci capaci di ogni sacrificio. Perché questo amore generoso che può spingersi sino al limite di una dedizione eroica e conoscere anche il sacrificio supremo non è cosa che ci alieni, ma dono fatto alla nostra stessa vita, atto di rispetto ed amore operoso dell’uomo. La variazione è solo qui (ed è tale poi che compie il profondo significato della vita), che l’uomo solo è superato ed a lui viene attribuito il diritto ed il dovere di vivere insieme con gli altri uomini.
Solo una vita solidale è vita; ma, s’intende, a patto che non neghi la vera intima vita di ciascuno, quella nella quale crediamo e che ci dà davvero la gioia – talvolta stranamente dolorosa – di esistere.
L’inserirsi di ogni nostro atto nella vita collettiva, il significato politico di ogni nostra azione, questo veramente augusto servire la Patria, cui siamo sollecitati dalla nostra stessa sensibilità spirituale sono cose che non debbono compiersi con fatica ma in modo del tutto naturale. Non già che non si richieda per questo un processo morale, ma si tratta di una conquista diversa da quella che ci è domandata ogni istante per essere uomini, e cioè quel pieno controllo del nostro io, quel possesso di noi stessi, quella luce di spiritualità che danno disciplina alla vita e la fanno bella e gioiosa. Noi siamo politici non solo quando diamo il nostro voto o attivamente esplichiamo funzioni di responsabilità sociale, ma anche quando studiamo, lavoriamo, esercitiamo la professione, svolgiamo, nella sua monotonia così piena di pace, la nostra vita famigliare, in una parola, semprecché siamo uomini. E tanto più siamo politici, quanto più dimentichiamo questa grande parola e compiamo con semplicità il nostro dovere, facendo bene tutto quello che dobbiamo fare con vero amore per la vita e, poiché la vita è universale, con vero amore per tutti gli uomini, cui direttamente o indirettamente il nostro lavoro è donato.
In questi venti anni siamo stati poco semplici e poco buoni, avendo inteso la Patria e la vita come cose eroiche a parole e in fondo invece rumorose, pompose e senza un briciolo di umanità, abbiamo spento in noi ogni vero palpito umano. Ora dobbiamo percorrere una lunga e difficile strada; dobbiamo appunto ricostruire. Cominciamo di qui. Rimettiamoci tutti a fare con semplicità il nostro dovere, senza nulla perdere dei valori che in ogni opera fatta dagli uomini e per gli uomini si ritrovano. Così possiamo servire veramente la Patria che soffre. Chi ha da studiare, studi. Chi ha da insegnare, insegni. Chi ha da lavorare, lavori. Chi ha da combattere, combatta. Chi ha da fare della politica attiva, la faccia e con la stessa semplicità di cuore con la quale si fa ogni lavoro quotidiano. Madri e padri attendano ad educare i loro figlioli. E nessuno pretenda di fare più e meglio di questo. Perché questo è veramente amare la Patria e l’umanità.
Fonte: Aldo Moro digitale - UniBo.
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