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Elezioni USA. L'analisi di Leonardo Gaddini.

Donald John Trump è ufficialmente tornato alla White House. Il candidato del Partito Repubblicano (GOP) ha sorpreso molti commentatori con una vittoria netta. Trump, infatti, non solo ha ottenuto ben 312 Grandi Elettori (per vincere le presidenziali ne servono almeno 270) aggiudicandosi tutti e 7 gli “Swing States”, ma ha vinto anche nel voto popolare, con circa il 50,5% dei voti (pari a più di 74 milioni di elettori, quasi 4 milioni in più della sua sfidante). I risultati diventano ancora più significativi se leggiamo le analisi del voto per fasce della popolazione americana. Trump ha ottenuto molti voti, non solo tra i suoi sostenitori più fedeli, come gli over 60 e i cittadini degli Stati del Sud e delle zone rurali negli Stati centrali, ma anche da persone che, storicamente, sono più propense a votare per i Democrats. Trump è arrivato 1° tra gli ispanici e non soltanto tra i cubani (fortemente anti-comunisti e pro-Republicans), ma anche tra tutti i latini (non se l’è cavata male perfino tra gli haitiani, nonostante le battute di cattivo gusto a uno degli ultimi comizi). 1° anche tra i nativi americani e gli asiatici. E poi è riuscito ad aumentare i voti, anche, tra gli afro-americani e gli ebrei. Per non parlare, poi, dei “blue-collar” che vivono nelle periferie delle grandi città dove ha, letteralmente, fatto sfaceli.

Questi risultati sono dovuti a diverse ragioni. Prima fra tutti, l’economia. L’aumento del costo della vita, che ha colpito specialmente proprio le fasce più economicamente deboli della popolazione, è stato un fattore decisivo per la vittoria del “Tycoon”. L’inflazione oggi è al 2,5% e, negli ultimi mesi si è ridotta, ma le misure intraprese dalla FED e dal Governo Dem, sono state viste, dagli elettori americani, come tardive e non molto efficaci. L’inflazione poi, ha anche frenato i consumi e ciò ha contribuito ad aggravare la crisi economica. Molte imprese hanno chiuso o hanno dovuto licenziare i loro dipendenti. In un quadro di difficoltà economiche e di incertezza per il futuro, molti imprenditori hanno, probabilmente, visto nella promessa di Trump, di imporre dazi sui prodotti stranieri, una possibilità di “riprendere fiato” e cercare di aumentare le vendite e dunque anche i guadagni. Anche il costo degli affitti delle abitazioni è aumentato notevolmente e ciò ha fatto sì che molte persone abbiano perso la loro casa a causa dei costi troppo alti. Un altro tema molto rilevante è l’immigrazione. Negli ultimi 4 anni milioni di immigrati irregolari sono entrati nel territorio statunitense. Ciò ha avuto un impatto molto negativo sulle vite di molti americani. Questi irregolari, non riuscendo a integrarsi e a trovare lavoro, spesso si sono rifugiati nella criminalità e tutto ciò ha finito col colpire ancora una volta le persone che vivono nelle periferie e che stanno quotidianamente a contatto con il disagio sociale e la criminalità. Tutto ciò ha aumentato notevolmente la rabbia popolare e ha contribuito a estremizzare le posizioni degli elettori. L’attuale Vice-Presidente in carica è stata additata come principale responsabile dell’instabilità dei confini. E, se andiamo a vedere gli ampi poteri e funzioni che il Presidente Biden le aveva assegnato, proprio su questa materia, possiamo dire che i critici non hanno tutti i torti. Altre ragioni importanti sono state: l’epidemia di tossicodipendenza, dovuta a droghe pesanti come il Fentanyl, che è scoppiata prevalentemente nei “Blue-State” e che è stata gestita malissimo dei governanti locali. Oggi, infatti, il consumo di queste droghe è aumentato e chiunque se le può procurare per pochi soldi. Questo ha portato alle scene desolanti di “uomini-zombie” che vagano per le periferie delle metropoli. Un'altra ragione è stata la cosiddetta ideologia “woke”. Negli ultimi 4 anni sempre più persone (anche molto Liberal) sono state insultate, aggredite e a volte anche licenziate, per aver semplicemente espresso un’opinione che non piaceva alla massa di militanti di estrema-Sinistra.


L’Amministrazione Biden – Harris, non solo si è rivelata troppo debole per poter affrontare con fermezza ed efficientemente le sfide descritte in precedenza, ma ha anche portato avanti una campagna elettorale semplicemente disastrosa. Partita con tutta una serie di gaffe e di comportamenti strani messi in atto da Joe Biden. I problemi connessi alla sua vecchiaia sono poi esplosi nel 1° dibattito pre-elettorale di settembre. Da lì abbiamo assistito a un frettoloso ritiro (che poteva essere gestito in modo diverso) e alla nomina della Harris, che però non a saputo cambiare marcia. Dalla scelta sbagliata del ticket col Governatore Tim Walz, al puntare tutto su temi di nicchia come i diritti civili, fino alle performance non proprio brillanti nelle interviste televisive (su tutte quella a FOX News), non è mai riuscita a recuperare il gap con Trump e alla fine è stata sonoramente sconfitta. Tra l’altro, a differenza di 4 anni fa, stavolta la retorica del “vota per me, anche se non sei convinto, per fermare l’estremista” non ha funzionato, infatti, gli elettori indecisi e “indipendenti” non si sono lasciati guidare dalla logica del “meno peggio” e sono rimasti a casa. Trump, invece, ha saputo portare avanti una buona campagna elettorale (almeno per quanto riguarda la comunicazione). Un esempio su tutti, la scena di lui vestito da netturbino come risposta sarcastica agli insulti di Biden contro i suoi sostenitori. Ma, soprattutto, Trump ha saputo aggregare, sulla sua persona, molti sostenitori di provenienza politica diversa. Nel suo team troviamo, non solo i classici Rep o i suoi fedelissimi MAGA, ma anche Libertari, indipendenti e persone provenienti dalla Sinistra, come RFK jr. e Tulsi Gabbard (ex-Presidente del Partito Democratico delle Hawaii). Rispetto a 4 anni fa, Trump ha cercato di unire tutti i critici dell’amministrazione Dem in un unico movimento di massa e questa scelta si è rivelata vincente. La domanda che però ora molti si fanno è: come riuscirà Trump a tenere unite tutte queste persone con idee e valori così diversi e come riuscirà a governare e a mantenere tutte le sue mirabolanti promesse?


Leonardo Gaddini



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Armando Dicone

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